La conoscenza della pratica scultorea e pittorica nelle produzioni autografe e di bottega di Brustolon si è ampliata notevolmente in questi ultimi anni, anche a seguito delle campagne di restauro che hanno interessato i grandi altari lignei conservati nel bellunese e alcuni importanti gruppi scultorei.
Se permangono ancora incertezze sull'organizzazione della bottega brustoloniana è altresì evidente che la pratica di opere, soprattutto complesse come gli altari, richiedeva comunque una bottega allargata, in cui la figura dello scultore era coadiuvata da quella dell'intagliatore, dei marangoni e dei doratori.
Il processo di costruzione dell'opera passava attraverso diverse fasi, dalla
progettazione grafica allo studio analitico dell'intervento, sia nella pianta che nella sintassi
strutturale. Fondamentale era il repertorio grafico, necessario punto di partenza nel processo di
lavorazione dell'opera e usato anche come tramite per la committenza.
Oltre alla fase progettuale appare certo l'intervento diretto di Brustolon nella parte scultorea dei
lavori autografi, così come risulta sicuramente opera di Andrea, o eseguito sotto la sua direzione, il
trattamento pittorico effettuato di solito presso la bottega; il fatto poi che, nel contratto per
l'Altare di San Valentino, si precisi che l'opera sarebbe stata posta in loco da “qualche
assistente in vece del Sud.to Brustoloni” fa presumere che lo scultore sovrintendesse abitualmente
a tutte le produzioni della bottega.
Peculiarità dei lavori di Brustolon è proprio il trattamento pittorico,
che maschera e simula supporti diversi: dal richiamo alle decorazioni barocche in stucco attraverso
la biaccatura, alla doratura brunita, fino alla doratura a missione o alla simulazione della pietra e del
marmo. L'uso di patinature pigmentate raffinatissime, stese su essenze pregiate
come il bosso, sul pero o sul cirmolo,
con gusto spiccatamente pittorico, in modo da rendere intrigante a chi guardi la percezione del materiale
di partenza, caratterizza dunque – sin da principio – le produzioni brustoloniane,
ineguagliabili per raffinatezza d'esecuzione e gamma cromatica.
In merito invece alle opere lignee policrome autografe, la pratica pittorica brustoloniana è affine alla pittura e il trattamento pittorico delle sculture policrome era elemento integrante del progetto dell'autore. Dal punto di vista della prassi esecutiva il blocco ligneo, scolpito e intagliato, veniva rifinito in modo accurato con raspe, lime e abrasivi; le analisi effettuate sulle opere dell'artista mostrano come gli strati preparatori fossero fatti in più stesure per assecondare la finezza dell'intaglio.
Il processo di doratura era infine, anch'esso, eseguito in bottega. “L'uso di tecniche di doratura diverse, in un gioco luministico tra lamine stese a missione, più opache e brune, e lamine stese a guazzo di serico effetto – scrive Milena Dean – costituisce un aspetto materico sempre presente nelle opere autografe.
Anche il sistema di costruzione utilizzato nelle opere brustoloniane – particolarmente complesso – risulta un'assoluta novità nel panorama bellunese e veneziano.
La scelta del supporto variava nettamente tra le opere per le quali era prevista una stesura pittorica e quelle invece in cui era prevista solo la patinatura finale. L'intaglio delle prime ha una definizione più secca, con angolature acute e la superficie viene sempre accuratamente rifinita pur tenendo presente nella progettazione la “morbidezza” delle stesure pittoriche; la perfezione del massello non è così importante e non è infrequente la presenza di nodi resinosi nella superficie. Il blocco centrale delle sculture era generalmente costruito con due o più assi di un certo spessore, in alcuni casi provenienti dal medesimo tronco, sovrapposte l'una all'altra con senso inverso nella fibratura e inchiodate. A questo nucleo si agganciavano una notevole quantità di masselli di minori dimensioni con perni lignei e incastri a mezzo spessore.
